L’infrastruttura che verrà

Abbiamo spesso parlato del fatto che perché la transizione alla Mobilità Elettrica si completi ci vorranno tempi lunghi, ma forse non abbiamo discusso abbastanza di COME ci si arriverà e quali saranno le sue caratteristiche.

  1. PROFILI D’USO – è essenziale a nostro parere riconoscere la natura fondamentalmente diversa e complementare delle ricariche notturne da quelle diurne, abbandonando la confusione figlia del fatto che i rifornimenti, nel mondo termico, sono di un tipo solo. Le ricariche notturne potranno costituire dal 60% al 80% del totale e verranno effettuate con dispositivi a basso costo e bassa potenza, tipicamente in corrente alternata; quelle diurne invece saranno necessarie a chi sta percorrendo un tragitto superiore alla media e devono garantire tempi di attesa molto inferiori, richiedendo dunque dispositivi di maggiore potenza in corrente continua. Queste ultime richiederanno anche, è opportuno sottolineare, adeguate potenze di ingresso nelle vetture: qualunque sia la potenza del caricatore, infatti, una vettura che accetta max 20 kW caricherà sempre al massimo a questa potenza.
  2. DISPIEGAMENTO – la storia ci insegna che le realizzazioni infrastrutturali relative ai trasporti (ferrovie, autostrade) richiedono capitali elevati e perciò vengono realizzate con una logica di “Build & Use”, iniziando cioè in modo disomogeneo dalle aree a più alto tasso di bisogno (e dunque di utilizzo). Ci sono voluti cinquant’anni perché nell’Ottocento la ferrovia collegasse Milano con Roma, ma questo non ha impedito che si realizzassero maglie ferroviarie locali; per aprirle al traffico passeggeri, però, non si è aspettato che la rete raggiungesse uniformemente tutta l’Italia. La stessa cosa deve avvenire per l’infrastruttura di ricarica elettrica: le installazioni distribuite in modo uniforme sul territorio non accelerano l’adozione  della mobilità elettrica nelle aree geografiche dove sarebbe più matura, ma ne ritarda lo sviluppo fino a che l’infrastruttura stessa non avrà raggiunto ovunque una densità sufficiente.
  3. LUNGO RAGGIO vs. BREVE RAGGIO – la focalizzazione apparente delle installazioni al di fuori delle grandi concentrazioni urbane, risponde più al posizionamento sul mercato degli operatori energetici che non ad una reale analisi dei bisogni, visto che proprio le grandi aree metropolitane sono quelle dove gli effetti dannosi dell’inquinamento si fanno sentire con più forza.
  4. POTENZA – L’insistenza comunicativa sulle ricariche ad altissima potenza non risponde ad una attuale necessità di mercato – visto che non esistono oggi veicoli elettrici in grado di caricare a potenza superiore ai 100 kW – quanto a quella di ingenerare nel consumatore l’aspettativa di rifornimenti elettrici di durata paragonabile a quelli tradizionali per soddisfare i quali saranno necessarie stazioni di potenza e costo tali da rendere di fatto difficile l’ingresso a piccoli operatori.

Scenari diversi, esigenze diverse, obiettivi diversi, dispositivi diversi richiedono chiarezza anche nell’enunciare obiettivi e raccogliere statistiche.

Insomma, chi ha qualche capello bianco ricorda bene quale fosse il motto dell’avvocato Gianni Agnelli, una sineddoche (=la parte per il tutto) che ha ampiamente dimostrato di non essere nell’interesse del pubblico.

Si spera non ripetiamo l’errore.


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