#Carbon_offsets tra miti e realtà

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Metto in fila tre notizie:

Il Carbon Offset è la scappatoia offerta alle aziende e ai governi per poter dire di rispettare gli impegni di sostenibilità che si prendono nei confronti del pubblico e della finanza che sempre di più incorpora criteri di sostenibilità tra i propri criteri di gestione dei portafogli di rischio ed investimento (a titolo di esempio, basta leggere la lettera inviata quest’anno ai suoi clienti da BlackRock, il più grande fondo di investimenti del mondo): in pratica si promette non tanto di abbattere le proprie emissioni, ma di compensarle.

Il problema però resta, perché la foresta siberiana c’è già, e già oggi sta assorbendo CO2 a più non posso, e nonostante il suo aiuto, il pianeta sta soffocando nelle proprie emissioni. Se la Russia vendesse questi CCO, chi li compra potrebbe sostenere di aver reso più sostenibile le proprie operazioni continuando ad emettere esattamente come prima!

Insomma, stiamo scopando la polvere sotto il tappeto, ed è per questo che gli analisti di Banca d’Italia lanciano il loro grido di allarme, mettendoci in guardia contro promesse che subdolamente ci rassicurano, fingendo di affrontare problemi che invece restano irrisolti.

E al primo posto di questi problemi c’è lo spreco.

Tutti sappiamo che l’uso dell’energia comporta emissioni climalteranti: potremmo dire che è un riflesso del Secondo Principio della Termodinamica che ci dice che l’entropia dell’Universo non può che aumentare. In termini un po’ meno cosmogonici, sappiamo che l’energia, per essere in grado di produrre lavoro, deve assumere forme altamente utilizzabili, come ad esempio l’elettricità, ed in questi processi di trasformazione inevitabilmente il rendimento è sempre inferiore all’unità: cioè che non viene utilizzato si disperde essenzialmente in calore disordinato.

Non tutti però conoscono l’entità di questa inefficienza: il Lawrence Livermore Laboratory la calcola per il bilancio energetico Americano (circa 100 volte quello Italiano), regalandoci questa infografica:

Si parte da sinistra, ove ciascuna scatola colorata rappresenta una fonte energetica, e si arriva a destra dove tutta l’energia è stata trasformata in “Servizi energetici” (grigio scuro, 1/3 del totale) o “Energia sprecata” (grigio chiaro, i 2/3).

Molte le osservazioni da fare:

  1. con buona pace degli alfieri delle “nuove centrali a turbogas con efficienze stratosferiche”, il processo di generazione dell’elettricità spreca ancora due terzi dell’energia che consuma;
  2. il tanto vituperato riscaldamento residenziale, al contrario, ne usa i due terzi;
  3. l’industria non se la cava malissimo, arrivando quasi al 50% di energia effettivamente utilizzata;
  4. il settore dei trasporti, il più grande di tutti, è anche il peggiore di tutti, visto che butta via quasi l’80% dell’energia consumata che, oggi, viene praticamente tutta dalla fonte idrocarburi;
  5. l’inquinantissimo (ma economicissimo) carbone fornisce ancora un terzo dell’energia elettrica consumata in America.

Ricordiamo ancora che questi sono dati USA, l’Europa sta probabilmente/forse un po’ meglio, ma il punto centrale resta:

Il kilowattora più green è quello che non sprechiamo!


2 risposte a "#Carbon_offsets tra miti e realtà"

  1. Una foresta in equilibrio non assorbe più CO2 fatta eccezione per lentissimi cicli di mineralizzazione. Le piante assorbono CO2 durante la crescita ma la rilasciano con la decomposizione. Quindi non capisco bene cosa vorrebbe mettere in bilancio la Russi. ( o meglio capisco che vogliono fare i furbi).

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