Lettera di fine d’anno

Passata la prima ondata di gozzoviglie festive, possiamo usare queste poche ore rimaste del 2018 per farci qualche domanda su cos’è avvenuto e cosa non è avvenuto in questi dodici mesi.

Tra un paio di giorni chiuderemo anche l’anno delle immatricolazioni che (temo) finirà assai peggio di come è cominciato, ma questo farà l’oggetto del mio articolo del 2 Gennaio.

Cos’è successo nel 2018

Il 2018 è stato l’anno in cui il barile si è finalmente fermato. Dove? Beh, a forza di procrastinare, a forza di delegare, a forza di non voler scontentare nessuno, il problema dell’aria è finito sulle scrivanie dei 7.982 Sindaci italiani.

E lì si è fermato.

Raramente percettori di attenzioni da parte delle lobby di petrolio e endotermico, essi percepiscono una sola pressione, quella dei loro cittadini scoprendo che…

(mi si perdonerà l’autocitazione ? https://bit.ly/2SjGC0K)

Che cos’è che si può fare? Ad esempio, si può chiudere i centri cittadini ai veicoli più inquinanti. Certo, non di colpo, ma con gradualità e determinazione, seguendo l’esempio di Beppe Sala a Milano e altri, senza per questo causare l’Armageddon economico: i poveri artigiani che devono andare al lavoro con la loro Panda del 1996 – forse – usano il suddetto mezzo perché funziona ancora bene e non c’è bisogno di cambiarlo, NON perché versano in una indigenza tale da non poter far fronte alla spesa della sua sostituzione.

Il fatto che sulla circonvallazione di Milano non si siano viste torce umane immolarsi come i bonzi tibetani per protestare contro l’Area B (che, per chi non è di Milano, comprende praticamente tutta la città, quasi fino alla cerchia delle Tangenziali *) ricorda un po’ quando in Italia fu imposto il divieto di fumo senza le sommosse popolari preconizzate dagli esperti.

Dunque, scoperto che la ZTL non provoca morte (politica) istantanea, scommetto che ora i Sindaci faranno a gara per schierarsi in compatta testuggine approfittando inconsapevolmente dello sbilanciamento centralista delle potenti lobby avverse, affatto preparate a combattere la battaglia campanile per campanile.

Cosa non è successo nel 2018

Nel 2018 – incredibile ma vero – non abbiamo ancora capito la portata della trasformazione industriale che abbiamo di fronte.

Non abbiamo ancora apprezzato la profondità di un cambiamente che non lascia intatto nulla in uno dei comparti economici più importanti del nostro pianeta. Quando proietto questa infografica nei corsi e nei convegni, ho la netta sensazione che chi mi sta di fronte non ne comprenda il significato profondo

La portata della rivoluzione elettrica

Spostare 50 miliardi di euro all’anno (due finanziarie, NdA) in un solo settore produttivo vuol dire raderne al suolo la supply chain, vuol dire riconvertire oltre metà delle maestranze, vuol dire chiudere due terzi dei terzisti, vuol dire eliminare con un tratto di penna un intero segmento di servizi post-vendita su cui campano centinaia di migliaia di famiglie.

Eppure siamo ancora qui divisi in tifoserie opposte che si sbeffeggiano a vicenda, come se il problema fosse chi vincerà il derby.

Gioiamo o piangiamo sul feticcio degli incentivi, come se il problema fosse la domanda e non l’offerta, riproponendo uno strumento nato per svuotare dalla sovrapproduzione i piazzali delle Case automobilistiche a una situazione nella quale le Case automobilistiche non riescono a produrre che poche migliaia di auto elettriche al giorno.

È come se chiedessimo all’onda di accelerare. invece di domandarci come la affronteremo quando sarà arrivata.

Cosa succederà nel 2019

Tra pochi giorni vedremo quale sia stato il primo impatto del programma di incentivi varato dal Governo ed analizzeremo le previsioni di vendita che terranno conto di questo impatto. La mia ipotesi è che dal punto di vista delle immatricolazioni in Italia l’effetto degli incentivi sarà praticamente nullo.

Io penso (spero) invece che il 2019 sarà l’anno in cui, sovrapposto al chiacchiericcio di fondo da parte di consumatori ed appassionati, finalmente si inizierà a discutere dell’elettrificazione della mobilità da un punto di vista di politica industriale. Tra gli argomenti di discussione ci potrebbero essere:

  • Nel corso dell’anno, le rappresentanze sindacali di tutta Europa cominceranno ad accorgersi delle ricadute che l’elettrificazione avrà sui livelli occupazionali e avvieranno tavoli di confronto sul tema
  • L’Unione Europea metterà definitivamente a fuoco che l’elemento chiave nella produzione di auto elettriche sono le batterie e si comincerà a discutere di programmi di supporto alla ricerca nella chimica delle batterie di terza generazione (grafene, stato solido; form factors beyond 2170)
  • Verranno alla luce numerose iniziative imprenditoriali situate in UE ed in Italia sull’assemblaggio di pacchi a partire dalle celle nonché progettazione e produzione di BMS / TMS

(*) l’AreaB di Milano

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