E ora?

Inevitabile, dopo un mese come quello di marzo appena conclusosi spolverare la boccia di cristallo per ragionare su cosa potrebbe succedere ora.

Il settore Automotive vale circa 150 miliardi di euro l’anno, ovvero grosso modo l’8% del PIL; ogni mese di stop vale mezzo punto abbondante di PIL, probabilmente vicino al punto con l’indotto.

Probabilmente uno stop di un mese si è tradotto in un maggiore stock nei piazzali (che già non erano vuoti), ma il suo prolungarsi per un altro mesetto (e sono ottimista) richiederà energiche misure di stimolo per recuperare il più velocemente possibile.

Stiamo già vedendo misure di sostegno al reddito delle maestranze in sosta obbligata ma mi aspetto stimoli alla domanda per trascinare i consumatori resi riottosi dallo spavento negli autosaloni, dunque una bella rottamazione generalizzata che “regoli l’anticipo” della rimessa in moto.

Nel marasma che seguirà è poco probabile che il programma di incentivo per l’elettrificazione salvi le penne, almeno per quest’anno.

Anche per quest’anno dunque l’auto elettrica arriva l’anno prossimo? Non credo, per almeno tre ragioni.

La ragione locale

Per un paio di mesi, chi abita in città ha avuto modo di sperimentare una sensazione mai provata prima: aria pulita, silenzio, serate limpide, cieli notturni stellati e tanta, tanta puzza in meno.

Se da una parte le amministrazioni cittadine avranno il loro bel daffare a convincere i propri cittadini a pigiarsi di nuovo nei vagoni dei treni e delle metropolitane, dall’altra saranno costrette ad inasprire le misure restrittive alla circolazione dei mezzi inquinanti nelle città. E se prima la fanfaluca che “è colpa dei riscaldamenti” aveva un qualche credito scientifico, adesso è apparsa destituita da ogni fondamento, in diretta televisiva e a reti unificate.

Il telelavoro, prima solo teorico è stato sperimentato da molti e si è visto che, pur non essendo panacea, qualche volta si può pure usare.

Le aziende stesse subiranno la pressione di clienti, fornitori, dipendenti e comunità in cui operano perché facciano la propria parte nel diminuire l’impatto della propria attività.

La ragione globale

Non è ancora chiaro se e come vi sia un collegamento tra velocità dell’infezione, mortalità e inquinamento: sono state avanzate ipotesi sul PM10 “veicolo” del virus, una correlazione cui però manca forse un nesso causale confermato scientificamente, così come si può immaginare che un sistema respiratorio indebolito da un ambiente ostile (così come dal fumo) renda il sistema immunitario meno efficiente nel rispondere all’aggressione virale.

Resta una coincidenza evidente in tutto il mondo tra le zone più colpite dall’epidemia e quelle più inquinate: le immagini riprese dai satelliti di monitoraggio rimarranno incise nella memoria visiva del mondo intero per molto tempo a venire:

La ragione industriale

Ho lasciato per ultima la ragione industriale che ritengo essere la più forte di tutte.

La Cina è entrata per prima nella crisi e, grazie a misure di contenimento draconiane quasi impossibili da mettere in atto in un contesto di democrazia occidentale, ne è uscita ancor più rapidamente: ha davanti a sé un paio di mesi nei quali la concorrenza europea ed americana saranno paralizzate.

Il settore dove la Cina già gode di un notevole vantaggio tecnologico e di filiera è proprio quello dell’auto elettrica e mi aspetto una potente accelerazione in questa direzione con modelli a basso costo più adatti al mercato di massa che non quelli di fascia alta ove i numeri sono minuscoli e ove il blasone del marchio conta ancora moltissimo.

I costruttori europei ed americani, vedendo l’offensiva portata da quelli cinesi su un comparto ove già sono vulnerabili, non potranno che a loro volta anticipare i piani di sviluppo in chiave puramente difensiva per evitare di perdere troppo terreno nel settore ad alta innovazione che è il futuro dell’intero comparto.


2 risposte a "E ora?"

    1. Seguito da molto vicino, come puoi immaginare. L’Amministrazione americana vuole dare sollievo alle Case che hanno ormai pochi giorni di liquidità, sotto la spinta dei petrolieri che si stanno strappando i capelli per il barile a $20 (e stiamo parlando di gente che estrae col fracking che a 20 dollari ci perde l’osso del collo). Ma ancora una volta la differenza la faranno i Governatori degli Stati che con l’inquinamento devono convivere. Per quest’anno l’esplosione dell’elettrico non ci sarà, devono riaprire le fabbriche e riportare la gente nei saloni. Ma il vero dubbio che ho io sugli USA è fin dove arriverà la conflittualità tra governo federale e governi statali…

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