Cosa rende One Wedge diversa?

Da quando abbiamo iniziato ad incontrare le imprese, questa domanda è diventata una delle più frequenti.

Perché siete diversi dalla decine di start-up (e non…) che si propongono di realizzare infrastrutture di ricarica?

Per rispondere a questa domanda bisogna capire bene l’importanza cruciale che in un progetto di Mobilità Sostenibile hanno i punti di ricarica veloce (FCP) di cui abbiamo già parlato su questo blog. Secondo gli ultimi dati (probabilmente incompleti) in Italia vi sono quasi 1.000 punti di ricarica disponibili. Molto pochi rispetto ad altri Paesi ma, soprattutto al Nord, non siamo poi lontanissimi da quella densità 1:1 di cui si legge spesso, visto che le EV in circolazione in Italia sono circa 1.600.

Eppure il mercato non decolla, come mai?

La ragione è semplicissima: la stragrande maggioranza di questi caricatori sono di tipo lento: anche se mi collego con una EV capace di accettare potenze elevate (come quelle più moderne), il caricatore queste potenze maggiori non è in grado di erogarle e la ricarica dura ore. Se una durata così lunga non è un problema la notte o nel caso di una lunga sosta (ad esempio la giornata lavorativa) diventa un problema enorme per le ricariche occasionali che, invece, debbono durare al massimo mezz’ora, il tempo di un panino.

Finché non toglieremo al consumatore la paura di rimanere a secco (“Ansia da Autonomia”) il mercato rimarrà limitato ai pochissimi aficionados.

Purtroppo però i caricatori veloci sono anche dieci volte più costosi di quelli lenti e la prospettiva di immobilizzare enormi capitali in attesa di un mercato (che verrà di sicuro, ma chissà quando) frena le iniziative private.

One Wedge dunque non vuole vendere punti di ricarica come la stragrande maggioranza dei suoi concorrenti ma aiutare le aziende a sviluppare progetti di Mobilità Sostenibile nei quali, individuato un bacino di utenza (ad esempio una parte della vostra flotta aziendale) si creino localmente le condizioni di densità sufficiente a superare l’Ansia da Autonomia, installando sui percorsi della porzione di flotta scelta i caricatori lenti e veloci necessari.

Ma la parte migliore forse deve ancora venire, perché se lo si struttura nel modo giusto,

il progetto non richiede investimenti da parte dell’azienda, perché si ripaga con il forte risparmio nel costo di esercizio.

Dunque il nostro valore aggiunto non risiede né nei veicoli, né nei caricatori, né nell’energia ma nella capacità di integrare tutte queste componenti in un progetto economicamente sostenibile e dall’enorme valore ambientale.

Certo, qualcuno dirà:

Perché dovrei farmi aiutare da qualcuno, quando posso benissimo acquistare i veicoli, installare i caricatori e comprare l’energia in modo molto efficiente?

È una domanda giustissima, a cui non si può rispondere che con un’altra domanda:

E allora, perché non lo avete già fatto?

 


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