FUD (*)

[su suggerimento di un lettore, ho modificato il titolo dell’articolo aggiungendo una noterella esplicativa in basso: grazie Andrea!]

Sembra incredibile, ma anche un argomento innocuo come la mobilità elettrica deve fronteggiare attacchi propagandistici, come se migliorare la qualità dell’aria potesse essere un tema appannaggio di una parte politica.

Periodicamente dunque appaiono su grandi quotidiani articoli in cui i dati oggettivi si mescolano a interpretazioni fantasiose con l’obiettivo di seminare forse un po’ di paura nei confronti di questa grande trasformazione

L’ultimo esempio è questo articolo uscito il 29 Gennaio su Affari Italiani:

Screenshot 2018-01-29 17.24.41

Di questi quattro “ostacoli”, solo uno appare plausibile, ed è proprio il primo:

Dove andremo a trovare tutta l’energia elettrica necessaria ad alimentare milioni di veicoli elettrici?

È apprezzabile che, una volta tanto, il giornalista si sforzi di fare qualche conto: ci dice infatti che i 42 milioni di veicoli in circolazione in Italia ciascuno dei quali percorre circa 10.000 km all’anno, ipotizzando una percorrenza media di 5 km per kWh richiederanno circa 84 miliardi di kilowattora di energia elettrica.

Dato che il consumo italiano è di circa 314 miliardi di kilowattora all’anno, (dati Terna), la mobilità elettrica provocherebbe un aumento dei consumi nazionali di energia elettrica pari a circa il 27%.

Armageddon !

Per togliere l’amico giornalista dalle ambasce, proviamo a dargli due spunti di riflessione:

1. I tempi

Nessuno, ma proprio nessuno pensa che la trasformazione alla mobilità elettrica avverrà questa notte. Se in Italia circolano 42 milioni di vetture e se ne vendono 2 milioni all’anno, la semplice aritmetica dice che se da domattina si potessero vendere solo veicoli elettrici, per sostituire tutto il parco ci vorrebbero almeno vent’anni. In realtà siamo assai più pessimisti di così: in un altro articolo abbiamo stimato al 2050 la data in cui non si potranno più vendere veicoli non elettrici, ma anche allora ancora la metà del parco circolante sarà ancora termico.

Dunque uno switch completo non è pensabile che avvenga prima del 2080, e se proviamo a spalmare i famosi 84 miliardi di kilowattora sul periodo di tempo che va da oggi al 2080, otteniamo un tasso di crescita annuale medio dei consumi pari a circa lo 0,40%, ben al di sotto della variazione media storica dei consumi elettrici in Italia.

In effetti, prendendo in esame – sempre dai dati storici di Terna – un periodo di tempo ben più breve (ovvero dal 1963 ad oggi), vediamo che i consumi elettrici italiani sono cresciuti non del 27%, ma del 300%!

Consumi elettrici.png

Possiamo stare tranquilli, insomma, c’è tutto il tempo per adeguare la rete!

2. Energia e potenza

…ammesso che ne abbia bisogno. Perché in effetti, almeno nel breve termine, questo non sembra essere il caso.

Torniamo nuovamente agli 84 miliardi di kilowattora necessari per la mobilità elettrica: questo carico energetico è distribuito lungo l’arco della giornata e dell’anno, con una prevalenza delle ore notturne perché gran parte delle ricariche avviene per l’appunto di notte quando l’automobile è ferma per lunghi periodi.

Per fare le cose semplici, immaginiamo di distribuirlo uniformemente durante le 8.760 ore di un anno solare; come è noto dividendo l’energia per il tempo, si ottiene la potenza o, in altre parole, la quantità di impianti di generazione di energia elettrica che saranno necessarie per soddisfare la domanda aggiuntiva derivante dalla mobilità elettrica.

84 miliardi di kilowattora diviso 8760 ore fanno 10,26 GW; nel 2080 servirà perciò circa l’8% in più della potenza oggi installata in Italia (124 GW fonte: Terna) a fronte di una domanda di picco dei consumi (valore massimo storico) di 70 GW.

In effetti, basta leggere il piano di sviluppo 2017 di Terna per accorgersi che ogni anno la potenza installata viene modificata per oltre 10 GW: si tratta di opere di adeguamento ed efficientamento, di migliori collegamenti di interscambio per rendere il sistema elettrico sempre più resiliente e la qualità del servizio sempre migliore ma, sicuramente, l’Italia non ha un problema di approvvigionamento elettrico.

Conclusioni

Difficile trarle, senza scadere nel penale. Propaganda? Superficialità? Ignoranza? Ognuno aggiunga le sue…


(*) “FUD” è un acronimo inglese che sta per “Fear, Uncertainty and Doubt” e si riferisce ad una tecnica propagandistica consistente nel diffondere storie che mescolano fatti e bugie in modo da indurre confusione nel campo avverso. Appropriato, in effetti


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