Le previsioni di Motus-E al 2030

È stata pubblicato oggi il rapporto di previsione a 10 anni elaborato da Motus-E avente per oggetto l’evoluzione dell’infrastruttura di ricarica (IdR) in Italia.

Il documento può essere scaricato dal sito Motus-E e merita una lettura approfondita. Personalmente la mia attenzione è stata attirata dalle pagg. 37 e successive, ove il report mette nero su bianco le previsioni di sviluppo per la IdR italiana.

Come ho già avuto modo di dire in passato, ritengo potenzialmente confusionario calcolare “l’un per l’altro” i tipi di stazione di ricarica AC e DC, viste le enormi differenze tecnologiche, prestazionali, di scenari di utilizzo e di costi che caratterizzano le due soluzioni, ma sono conscio di essere talmente minoritario che talvolta (ma non molto spesso) mi viene il dubbio di avere torto.

Per cercare di esprimere una opinione su queste previsioni, le ho perciò ricondotte ad un formato che mi risulta più familiare: per ciascuno dei 5 scenari di ricarica ho (arbitrariamente) stimato le proporzioni tra AC e DC, ottenendo questa tabella:

fonte: Motus-E + elaborazione OneWedge

Considerazioni sulle share

  1. Home – come detto anche nel report, in Italia non vedremo mai ricariche domestiche in DC
  2. Work – personalmente ritengo che anche sul posto di lavoro i mezzi elettrici ricaricheranno in AC, o perché ricoverati in sede durante la notte (es. Logistica) oppure perché caricano mentre il guidatore sta al lavoro; ritengo del tutto impossibile uno scenario in cui un dipendente parta per un viaggio di lavoro SENZA l’auto carica
  3. HPC Autostradale – per definizione 100% DC (ma continua a sfuggirmi il bisogno così pressante di potenze elevatissime quando solo una minuscola percentuale delle vetture in circolazione riesce a caricare in DC >100kW)
  4. Extraurbano – ho assegnato a questo scenario una quota DC largamente maggioritaria (85%) proprio per il tipo di utilizzo
  5. Urbano – per l’ultimo scenario invece valgono le considerazioni opposte, in quanto le limitate potenze disponibili sulla rete limiteranno a mio modo di vedere le installazioni DC

Considerazioni sui totali

  • In primo luogo ritengo che, già nel medio periodo come l’orizzonte temporale qui preso in considerazione, sia indispensabile puntare ad avere un punto di ricarica AC per ciascun veicolo; sia esso privato (wallbox domestica) o pubblico (es. lampioni o AC nei luoghi di ricovero) l’idea che non venga sfruttata la notte sia per ottimizzare il carico sulla rete elettrica ma anche per l’operatività diurna è a mio parere fondamentalmente sbagliata. Se non la accettiamo, è evidente che mancano all’appello almeno 1 milione di AC rispetto anche solo ai 4 milioni di BEV previsti dallo scenario preso in esame dal report.
  • In secondo luogo, mi sia consentita qualche perplessità nei confronti della 2.000 stazioni HPC, ciascuna delle quali costa diverse centinaia di migliaia di euro; proprio non vedo quali operatori possano essere interessati a investire centinaia di milioni per una IdR che non può raggiungere la sostenibilità economica a meno di far pagare al consumatore per il pieno elettrico più di quanto spende oggi per quello a benzina(*).
  • In terzo luogo, mentre il totale delle stazioni DC in ambiti urbano ed extraurbano mi convince (circa 10.000) la loro ripartizione forse mi convince di meno, e mi sembra più realistico che in ambito urbano ne abbiamo qualcuna di meno a favore delle extraurbane; questo però si può facilmente ottenere modificando le share assegnate come detto in modo del tutto arbitrario. Oppure – e sarebbe il mio suggerimento – vanno riviste le popolazioni complessive assegnate ai due scenari, spostando un numero elevato di stazioni dall’uno all’altro.

(*) naturalmente se queste stazioni vengono pagate con soldi pubblici, tutte le mie considerazioni sulla sostenibilità economica vengono meno di colpo…


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