Lo svantaggio dell’idrogeno (rivisitato)

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Qualche giorno fa ho pubblicato un articolo che parlava dello svantaggio in efficienza lamentato dal ciclo dell’H2. Un paio di amici mi hanno fatto notare alcune imprecisioni che meritano una correzione:

  1. molti elettrolizzatori NON sono costruiti nelle immediate vicinanze di un campo fotovoltaico o eolico, e dunque è necessario tenere conto anche nel loro caso di perdite di trasporto.
  2. lo stadio finale di un’auto FCEV ha una batteria, perché in caso contrario la potenza verrebbe erogata troppo lentamente.

il che mi ha portato a modificare l’infografica, modificando leggermente i numeri per tener conto delle perdite di trasporto iniziali:

In totale, i due cicli sono praticamente identici (in altre parole non esiste un vero e proprio “ciclo protonico”) e il ramo idrogeno semplicemente rimpiazza un singolo convertitore AC/DC con un elaborato “giro protonico” che usa l’elettricità per scindere elettroliticamente l’acqua, comprimere l’idrogeno che ne risulta e re-ossidarlo in una cella a combustibile per ottenere di nuovo elettricità che viene immessa in una batteria del tutto identica a quell’altra (salvo che è più piccola) per esserne prelevato per alimentare lo stesso motore elettrico.

Il giro protonico costa circa due terzi dell’energia in ingresso, mentre il caricabatteria costa circa il 5%.

Concludo linkando l’eccellente intervista al prof. Nicola Armaroli del CNR:

Nota: qualche lettore mi ha chiesto da dove vengono i valori; mi scuso se ho dato l’impressione che fossero farina del mio sacco, quando invece vengono da Transport & Environment ed eccovi il link.


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