La trappola del “Net zero”

Mi rendo conto che le fanfaluche sull’idrogeno stimolino una reazione istintiva da parte della maggior parte di chi a vario titolo si occupa di sostenibilità, portandoli a concentrarsi su quel dibattito.

Dobbiamo però ricordare che l’assurdo spreco di denari pubblici non condurrà a breve a risolvere i problemi tecnologici che l’idrogeno oggettivamente ha, mentre l’elettrificazione del parco procede sempre più veloce: tra cinque anni i problemi del “loop protonico” saranno ancora tutti da risolvere mentre ormai metà delle immatricolazioni saranno elettriche e, a quel punto, quella battaglia sarà vinta.

Molto ma molto più pericoloso è invece – a mio parere – l’ondata di “net zero pledges”, cioè le promesse di giungere alla neutralità carbonica tramite compensazioni) che molte grandi aziende stanno sbandierando.

Queste promesse sono pericolosissime perché in sostanza prevedono pochi o nulli interventi sulle emissioni ma roboanti promesse di attività di compensazione, principalmente costituite da riforestazione ed afforestazione.

Questo interessante paper di Bonnie Waring, una ricercatrice dell’Imperial College di Londra, descrive però i rischi associati a queste attività ed i loro lunghi tempi di maturazione (in taluni casi si parla di 100 anni, tempi che non abbiamo a disposizione) ma soprattutto ci mette in guardia contro il fatto che

NON È POSSIBILE PIANTARE ABBASTANZA ALBERI

sulle terre emerse del nostro pianeta per assorbire il surplus carbonico, ad esempio perché il territorio serve anche per farci crescere il cibo che mangiamo.

Gli anglofoni tra noi possono anche guardare questo ottimo video:

La conclusione del dott. Waring è di una chiarezza cristallina:

[…[ only immediate and drastic reductions in greenhouse gas emissions can limit warming to 1.5°C above pre-industrial levels […]

solo l’immediata e drastica riduzione nelle emissioni di gas serra può limitare il riscaldamento globale a meno di 1,5 *C sopra i livelli pre-industriali

QUESTA è una battaglia da combattere, e ciascuno può fare la propria parte, nell’azienda dove lavora o nel dibattito pubblico, facendo in modo che i media conoscano questa piccola, sporca verità e non accettino per oro colato promesse di “net zero” che nascondono una trappola mortale!


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