Favorire lo sviluppo della Mobilità Elettrica

Abbiamo tanto criticato, anche da queste pagine, l’attenzione che i Governi di tutto il mondo stanno tributando all’idrogeno al punto che settimana scorsa un amico mi ha domandato a bruciapelo:

“Ma tu come li spenderesti questi soldi ?”

che è davvero una buona domanda.

Talmente buona che ci ho dovuto pensare su qualche giorno perché, in prima battuta, non mi veniva una risposta che mi piacesse. Ma oggi sono riuscito a riordinare le idee e trovare la mia risposta, così se Draghi mi chiamasse, sono pronto 😀

Sappiamo bene che il cammino di chi passa alla mobilità elettrica non è liscio e tranquillo come lo è per i termici: in particolare, il problema principale è sempre lui, la ricarica, al punto che un recente studio ci dice che un proprietario di EV su 5 torna indietro al termico, quasi sempre per questa ragione.

Chi legge queste pagine ormai saprà quanto sia visceralmente urtato dalla pessima abitudine di fare di “tutte le ricariche un fascio”, mescolando assieme AC e DC cioè notturne e diurne, come se fossero la stessa cosa. Non è così, anzi le due modalità in comune hanno solo il fatto di erogare energia elettrica, ma per il resto non potrebbero essere più diverse

Nell’ipotesi che chi usa un’auto elettrica possa ricaricare di notte, i calcoli ci dicono che – una volta che fossero state elettrificate tutte i 39 milioni di vetture circolanti in Italia – serviranno circa 125.000 stazioni di ricarica Fast DC; valorizzandole in opera a €50k ciascuna si ottiene un investimento totale di circa 6 miliardi di euro: tanti soldi, ma alla fin fine, questo è il compito dei cosiddetti CPO (Charge Point Operators – tra i quali vorrebbe esserci anche OneWedge) che venderanno il servizio di ricarica.

Ma le ricariche notturne?

Dei 39 milioni di auto circolanti in Italia possiamo stimare (utilizzando la distribuzione della popolazione residente) che circa l’80% (ovvero circa 31 milioni) risieda nei Comuni con più di 5000 abitanti.

Chi ha il box basta che installi una wallbox ed ha risolto il suo problema con una spesa che, in opera, non arriva a €2.000 e sulla quale può ottenere incentivi nazionali e talvolta regionali.

L’ISTAT mi dice che in Italia ci sono circa 3,5 milioni di abitazioni dotate di box o posti auto privati (è il dato 2001, se qualcuno ne avesse uno più recente da linkarmi, lo ringrazio fin d’ora); arrotondando un po’ vista l’anzianità del dato, possiamo stimare in 5 milioni le auto che possono essere ricoverate in un luogo ove sia facile installare un punto di ricarica notturno e faremo l’ipotesi riduttiva che questi posti auto siano tutti collocati nelle città.

Insomma stiamo stimando in 26 milioni il numero di auto che passa la notte in strada, nelle città, Nelle vicinanze di molti (non tutti) questi luoghi di sosta ci sono dei lampioni che potrebbero venire equipaggiati con punti di ricarica come si sta già facendo in alcune città europee ma anche Italiane, ad esempio Noventa da dove viene questa foto

Potrebbe essere un'immagine raffigurante attività all'aperto
Foto di Davide Bianculli

Quanto può costare una installazione del genere? Si tratta di poche componenti molto semplici e mi esporrò al ridicolo di stimare con lo spannometro un massimo di 1.000 euro a stazione.

Ecco, quando il Professor Draghi mi chiamerà sarà questo che gli dirò:

Spendiamo 10 miliardi di euro per installare 10 milioni di punti di ricarica notturna su altrettanti lampioni.


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