La bolla della ricarica

I social mi segnalano un articolo di circa un mese fa di Francesco Bertolino su Milano Finanza, nel quale si domanda se la corsa ai sistemi di ricarica sia una bolla destinata a sgonfiarsi lasciando sul terreno morti e feriti tra i loro investitori.

Lasciando da parte dietrologie, vorrei commentare le affermazioni concretamente contenute nel pezzo, una interessante mescolanza tra cose vere e meno vere, forse con l’obiettivo di spargere ciò che gli anglosassoni chiamano FUD: paura, incertezza e dubbio (trad.: “Attenti, investitori, non rischiate i vostri soldi !!!”)

Partendo dal dato reale delle quotazioni in calo di alcune aziende del settore quotate in Borsa, l’articolo conclude che non ha senso investire in una impresa del genere, visto che le Major del petrolio hanno già in mano l’asso pigliatutto, e cioè la rete di stazioni di servizio che semplicemente convertiranno da un rifornimento fossile a uno elettrico.

E anche l’interesse delle major del petrolio per la ricarica è un fatto reale: solo in Europa sono ormai numerose le acquisizioni in questo campo:

  • Shell / New Motion (HOL, ott 2017)
  • BP / Chargemaster (UK, giu 2018)
  • Total / G2 Mobility (FRA, set 2018)
  • Shell / Ubitricity (GER-UK, gen 2021)
  • ENI / BePower (ITA, ago 2021)

Dunque i sintomi sembrano indicare un settore che fatica a raggiungere una sua sostenibilità economica e per questo è facilmente preda di concorrenti dalle spalle finanziarie molto più robuste. Ma da qui a giungere alle conclusioni a cui giunge l’articolo c’è un salto logico molto, troppo ampio.

Vediamo prima i numeri: useremo quelli italiani, ma lo stesso si potrebbe fare per quelli europei o mondiali.

Quante stazioni di ricarica servono?

La rifornimento di un’auto elettrica è molto diverso da quello di un’auto con motore a scoppio: per quest’ultima infatti esiste una modalità sola, ovvero fermarsi ad un distributore e riempire il serbatoio, un’operazione che al massimo richiede un paio di minuti.

La batteria dell’auto elettrica invece può essere ricaricata in due modi diversi, che in comune hanno solo il fatto di pompare elettroni sul catodo:

Dunque la ricarica pubblica, quella che si fa alle stazioni di servizio e che più facilmente può essere assimilata al rifornimento di benzina, è solo una parte della soluzione. In effetti, chi le ha entrambe a disposizione preferisce nettamente quella notturna in quanto più comoda (collego l’auto alla sera e la ritrovo carica al mattino) e molto più economica (normalmente costa meno della metà di quella pubblica).

Anche chi gestisce la rete elettrica preferirebbe che caricassimo sempre di notte, quando il prelievo sulla rete italiana passa da 41GW a circa 24:

Dunque la complementarietà tra queste due formule di rifornimento è l’elemento chiave: in effetti l’esperienza di chi scrive è in linea con i dati rilevati un po’ in tutto il mondo: chi può ricaricare a casa MEDIAMENTE utilizza questa modalità per oltre l’80% dei propri bisogni, e solo occasionalmente si serve della modalità fuori casa.

Utilizzando questa proporzione e applicandola ai dati del parco circolante in Italia si può facilmente calcolare che il fabbisogno di stazioni “diurne” è di circa 125.000 unità. Dunque le Major del petrolio semplicemente sostituiranno alle pompe altrettanto stazioni rapide….

Intanto non è proprio così: le pompe infatti sono circa 80.000, cioè il 30% in meno delle stazioni necessarie; inoltre alcuni distributori sono collocati in aree urbane caratterizzate da spazi molto ristretti: un problema relativo per un rifornimento che dure un minuto, un po’ più grave per un rifornimento che dura mezz’ora.

Infine la stazione di servizio non autostradale spesso non offre alcun “servizio ancillare” (bagni, tavola calda, ecc.): si può pertanto prevedere (come sta già succedendo) che, sempre tenendo conto di una sosta più lunga, il consumatore possa preferire stazioni di ricarica collocate in luoghi come i centri commerciali, ove la mezz’ora di sosta necessaria può essere utilizzata per altre attività.

Da ultimo forse varrà la pena di farsi qualche domanda sulla corsa alla “ricarica-veloce-quanto-un-rifornimento-di-benzina”: una mezz’ora sui gruppi di discussione dei neo-possessori di auto elettriche rivela che dopo un paio di rifornimenti capiscono subito che, anche ad una stazione della potenza massima oggi raggiungibile (350 kW) la stragrande maggioranza delle auto non supera i 100kW, vuoi per le limitazioni imposte dal BMS per non danneggiare il pacco batteria, vuoi per le temperature, vuoi per la necessità di contenere i costi delle auto, ma anche i costi del rifornimento, visto che una stazione da 350kW costa anche dieci volte di più di una da 100kW.

Insomma, non ci vuole poi molto a  capire che la ricarica ultrarapida è lo sfizio che si toglie chi possiede la fuoriserie sportiva, più che l’auto di tutti i giorni.

Il busillis (e il business) della ricarica notturna

Ma torniamo alla prima illustrazione: accanto alle 125.000 stazioni rapide, in linea di principio ne dovremmo vedere una per ogni auto di quelle lente, cioè 39 milioni !

Ovviamente non sarà così, soprattutto nei contesti urbani, per moltissime ragioni: restano infatti da risolvere un paio di problemi alquanto complessi:

  • la ricarica lato strada per le auto che non sono dotate di un posto auto o garage
  • l’infrastrutturazione dei condomini, soprattutto per il patrimonio edilizio residenziale esistente, ove l’impianto elettrico che serve i box è attenstato sul contatore c.d. Parti Comuni

Dunque, visto che il 70% degli italiani vive in aree urbane,  i 39 milioni di punti di ricarica notturna sono più probabilmente 10-15, ma anche ammettendo che ciascuno costi in opera dieci volte di meno di una stazione diurna l’opportunità rappresentata dalla ricarica notturna è almeno equivalente se non maggiore di quella rappresentata dalla ricarica diurna.

Conclusioni: co.co.co.

Insomma le prospettive della ricarica sono tutt’altro che gonfiate da una bolla speculativa, anche se è vero che i CPO devono fare uno sforzo per identificare formule che consentano di raggiungere il pareggio in tempi rapidi, facendo leva su Coesistenza tra alimentazione elettrica ed alimentazione fossile,  su una Concorrenza che si svilupperà non solo sulle caratteristiche tecniche della stazione, ma anche sui servizi ancillari e sulla Complementarietà tra ricariche diurne e notturne


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