Una flotta di mezzi commerciali

Questo post appartiene ad una serie nella quale cercheremo di condividere esperienze provenienti da aziende che stanno affrontando un progetto di trasformazione della propria flotta da termico ad elettrico. Rimandiamo al primo articolo della serie per l’inquadramento generale della stessa.

La Frizzi&Lazzi è una azienda (fittizia) che distribuisce i propri prodotti ad una molteplicità di destinazioni situate nell’ambito urbano; non è questo il suo unico mercato, ma è quello maggiormente interessato dal progetto, in quanto è soggetto al rischio di provvedimenti limitativi del traffico a causa dell’inquinamento.

La F&L opera una flotta composta di mezzi commerciali da 7 e 15 quintali, oltre a mezzi pesanti di portata maggiore per il trasporto tra magazzini.

Come si vede dalla tabella, il contratto con OneWedge consente di ridurre il costo di esercizio di ciascun mezzo dai 5.218 euro / anno attuali a 4.305 euro / anno, con un risparmio di oltre il 17%.

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Nel caso in esame, la flotta da cui si parte sono 20 furgoni che operano sull’area milanese che dunque sono gravati anche dal costo dell’Area C, mentre non è stato calcolato il costo delle soste, dato che in questo caso si tratta di soste brevissime per la consegna della merce; in altri casi (es. rifornimento di distributori automatici) loe soste sono più lunghe e, dunque comportano un ulteriore costo che nel caso del veicolo elettrico viene eliminato.

Per caricare questa flotta verranno installati 20 caricatori notturni (in sede) coadiuvati da 4 caricatori veloci distribuiti sul territorio: anche se la percorrenza media di 159 km è ragionevolmente alla portata della singola carica, è ovvio che la media sarà fatta di giornate da 100 km e giornate da 250: in quest’ultimo caso perciò, il conducente non dovrà far altro che sostare per la pausa pranzo in uno dei quattro siti di ricarica dedicati (collocati tipicamente nei posteggi di Centri Commerciali) ove potrà rifocillare se stesso ed il mezzo in meno di un’ora.

Cosa ci insegna il caso Frizzi&Lazzi?

  1. Il “progetto pilota” deve riguardare una flotta minima che non può essere costituita da un solo mezzo, dato che l’elemento chiave è la disposinibilità di ricariche occasionali che richiedono caricatori costosi che possono essere ammortizzati solo su un lotto minimo di mezzi utilizzatori
  2. L’utenza B2B deve essere inzialmente tenuta separata dall’utenza B2C, in quanto le esigenze di un operatore economico sono diverse da quelle di un consumatore; solo una volta che la rete avrà raggiunto una dimensione soglia sarà possibile che su di essa coesistano i due tipi di utenza.
  3. Esiste un altro beneficio – a priori non quantificabile – costituito dalla maggiore semplicità di gestione: i rifornimenti tradizionali si portano dietro una “coda” amministrativa costituita da carte carburante e fuel card necessaria per una corretta contabilizzazione e la prevenzione di abusi. Nel caso in specie tutto ciò viene sostituito da un reporting mensile.
  4. Nella fase iniziale è importante che i conducenti prendano consapevolezza del “problema rifornimento” abituandosi a programmare la pausa ranzo nelle vicinanze di un punto di ricarica
  5. Il gruppo di lavoro che porta avanti il  progettopilota deve operare nel quadro di u programma complessivo che espliciti le cinque componenti chiave del processo di trasformazione

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