La ADX al lavoro

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Con la proposta ufficiale di fusione tra FCA e Renault è iniziato il domino delle aggregazioni, motivate dalla necessità di supportare i massicci investimenti necessari alla transizione all’automobile digitale.

Quando abbiamo discusso la radicalità della ADX siamo arrivati alla conclusione che le automobili digitali avrebbero potuto essere molto diverse da quelle analogiche, e oggi voglio soffermarmi su un aspetto che, ritengo, si affaccerà prepotentemente alla ribalta tra 18-24 mesi: la separazione tra hardware e software.

Nell’automobile digitale il software diventa molto più importante che nell’auto analogica, perché è a contatto diretto con l’utilizzatore, contribuendo in modo assai sostanziale a determinare l’esperienza utente complessiva.

È già successo!

È un po’ la stessa transizione avvenuta a partire dagli anni ’70 quando, con la fondazione di Microsoft (1975), si impose l’idea che potesse esistere un’azienda di informatica che si occupava SOLO di software, un elemento che – fino ad allora – era, almeno per quanto riguarda il Sistema Operativo, essenzialmente incorporato dentro il computer acquistato: addirittura, negli anni ’50 e ’60, le istruzioni erano codificate tramite interruttori fisici, si programmava con le pinze!

Microsoft fu brava (e anche un po’ fortunata) ad inciampare in una IBM che non credeva ai piccoli computer e non volle dedicarsi a scrivere il software di base ad essi destinato come tradizionalmente ha sempre fatto per ogni altra classe di sistemi, preferendo acquistarlo bell’e pronto sul mercato.

Oggi Microsoft capitalizza oltre mille miliardi di dollari (più di Apple e molto di più di IBM) e ha quasi 150 miliardi di dollari in cassa (un po’ meno di Apple) dei quali sostanzialmente non sa cosa fare perché non esiste alcun investimento che renda più di se stessa.

Certo, l’uno non può esistere senza l’altro, ma se guardiamo la lista delle prime 25 aziende del mondo tech per capitalizzazione, il predominio del software è schiacciante.

Le conseguenze per l’automobile digitale: il CarOS

Lo scenario dunque è radicale, ancor più radicale di quanto immaginato finora:

Le automobili potrebbero diventare piattaforme hardware sulle quali far girare software non necessariamente prodotto dalla Casa.

Questo potrebbe risultare interessante per new entrant del mondo auto, interessati a mettere a punto una piattaforma performante ed innovativa acquistando sul mercato software “standard”, un po’ come succede per gli smartphone, dove (escluso Apple) ormai nessuno pensa a sviluppare il proprio sistema operativo da usare in luogo di Android(*)

Chi potrebbe candidarsi a sviluppare questo ipotetico CarOS (Car Operating System)? Ma ovviamente proprio quelle aziende che hanno grande esperienza nel software (nessuna Casa Automobilistica ne capisce nulla) e hanno una montagna di miliardi che aspetta solo di essere messa al lavoro.

Resta l’eccezione Apple, l’unica azienda ostinatamente ed orgogliosamente integrata e proprietaria che però è anche quella di maggior successo. Per Cupertino l’unica strada percorribile è quella di una acquisizione ed integrazione di una Casa come Tesla(**) o magari una casa cinese.

Insomma “Ce n’est qu’un début…” e ricordate, l’avete letto qui per la prima volta…


(*) a meno di esserci obbligati, come Huawei

(**) abbiamo già commentato le difficoltà culturali di integrazione tra le due aziende


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