Capire la transizione elettrica

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Ogni trasformazione ha bisogno di una forza motrice che fornisca la spinta necessaria a superare gli ostacoli che incontra. Resistenza al cambiamento, necessità di investimenti, modifica del portafoglio competenze, ammortamento degli impianti esistenti sono solo alcuni di questi: maggiori gli ostacoli, maggiore deve essere la forza motrice, se no il cambiamento semplicemente… si arresta!

Su quale sia la “forza motrice” che sta spingendo il cambiamento nel settore Automotive scopro (onestamente meravigliandomene) che non tutti la pensano come me, il che mi spinge a spiegare le ragioni che invece mi fanno sembrare lapalissiana la mia ipotesi.

Il mio candidato: l’efficienza

Se tra chi legge queste righe c’è qualcuno che ha passato più di dieci minuti in mia compagnia, non si stupirà: a mio parere la forza motrice di questo cambiamento è l’enorme riduzione dei costi operativi scatenata dall’elettrificazione grazie alla maggiore efficienza del motore elettrico.

Ho provato molte volte a raffigurare in modo grafico questa maggiore efficienza, e questa illustrazione è quella che finora mi sembra più efficace:

Con la trazione elettrica, in sostanza, a parità di energia si fanno più o meno il quadruplo dei kilometri che si fanno a benzina.

Ora, è vero che energia ed emissioni sono due grandezze diverse, ma esaminando i dati si scopre che sono abbastanza strettamente correlate:

Dunque possiamo dire che, usando 3/4 meno di energia, si risparmieranno più o meno i 3/4 delle emissioni nocive. Ma soprattutto possiamo dire che si risparmieranno i 3/4 dei costi, e questa è la circostanza più importante: se infatti esaminiamo la filiera nel suo complesso scopriamo che la riduzione nella spesa per carburante è la caratteristica più macroscopica della filiera automobilistica elettrificata:

Dal macro al micro: facciamo due esempi concreti.

Prendiamo ad esempio Anna, che usa una utilitaria per fare brevi tragitti casa-ufficio, percorrendo circa 8.000 km l’anno: se volesse prendere in considerazione il passaggio all’elettrico dovrebbe “digerire” un extra-costo (senza incentivi) di circa 15.000 euro più la spesa per una wallbox.

Invece Luigi ha una impresa di consegne a domicilio gestita con una ventina di furgoni in Noleggio a Lungo Termine: il differenziale nel prezzo di acquisto nel suo caso è praticamente nullo, anche se deve affrontare la spesa per dotare il suo parcheggio di un buon sistema di ricarica professionale che gli consenta di trovare i furgoni sempre carichi al mattino.

Proviamo a fare i conti in tasca a ciascuno dei due, sia con i prezzi attuali che con quelli pre-guerra, e otteniamo questa tabella:

Insomma in 5 anni Anna dovrebbe accettare di spendere circa 15.000 euro in più, mentre Luigi potrebbe risparmiarne anche 450.000 !!

Nota: so bene che il calcolo è più complicato di così: bisognerebbe infatti tener conto dei minori costi di manutenzione o del fatto che in molte Regioni non si paga il bollo e in molti Comuni l’accesso alle ZTL o i parcheggi e infine presumibilmente il valore residuo dell’usato sarà più elevato per il modello elettrico, ma dato che sono tutte modifiche che migliorano lo scenario elettrico, possiamo in una prima approssimazione ignorarle. Quando ho fatto i conti per il mio caso, ho cercato di essere più analitico.

Anna perciò esiterà a fare questo passo, e non le possiamo certo dare torto: allo stato attuale rientrerebbe del suo investimento in oltre 50 anni, e visto che l’auto le durerà sicuramente di meno, l’ipotesi di elettrificarsi razionalmente NON è attraente: perché lo diventi, il delta prezzo deve scendere fino ad annullarsi.

Se qualche Anna questo passo lo farà comunque, ciò avverrà sulla base di motivazioni ideologiche e non razionali.

Diverso è il caso di Luigi, che ha la prospettiva di rientrare del suo investimento in un solo anno o poco più e che, dunque, non se lo farà ripetere due volte.

Un segreto di Pulcinella

Dunque io penso che sia proprio tutto qui il semplice segreto che i petrolieri non vogliono che venga allo scoperto: loro hanno tutto l’interesse a fare della Mobilità Elettrica una battaglia ideologica a cui appioppare la qualifica di smania da radical-chic, liquidandola così senza appello almeno agli occhi del pubblico più conservatore.

Guai se invece si scoprisse che far bene all’ambiente è solo un gradito corollario di un obiettivo più terra-terra, e cioè spendere (molto) di meno, perché questo è un argomento che risuona con tutti, senza distinzioni ideologiche !


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