Rete di ricarica: Italia vs. Europa

Qualche giorno fa l’Amministratore Delegato di ENEL X, Francesco Venturini ha postato sul suo profilo LinkedIn un grafico animato dal quale si vedeva che l’Italia è il Paese dove il rapporto tra caricatori e numero di EV circolanti è più elevato.

Il messaggio era insomma:

“Se la Mobilità Elettrica stenta a decollare in Italia, la responsabilità non è certamente dell’infrastruttura che, anzi, è ottima e abbondante”

Libera interpretazione del post di F.Venturini

Premesso che, come tutti i possessori di EV, posso solo ringraziare ENEL X per aver realizzato l’infrastruttura di cui occasionalmente mi servo, trovo che questo dato citato non spieghi la realtà.

Con i dati OpenCharge

Non avendo a disposizione le fonti (Bloomberg New Energy Finance) su cui è stato sviluppato il grafico, ho utilizzato i dati di OpenCharge (grazie al prezioso aiuto di Luca Cassioli che ringrazio), estraendo dal loro database, sul quale si basano molte app di navigazione e routing elettrico, i dati relativi ai punti di ricarica presenti in vari Paesi. Il lavoro è lungo e tedioso ed i dati incompleti (per essere gentili…) dunque mi guardo bene dall’affermare che siano una fotografia della “realtà”: al massimo possiamo parlare di un campione rappresentativo.

Inoltre i dati relativi ad Inghilterra e Germania sono talmente incompleti che ho preferito non usarli, limitandomi a prendere in considerazione:

  • Italia
  • Francia
  • Olanda
  • Svizzera
  • Svezia
  • Norvegia
  • Spagna

Nel database di OpenCharge relativi a questi sette paesi sono presenti circa 22.000 schede, ma i punti di ricarica effettivamente esaminabili sono poco più di 17.000: circa un 20% delle schede, infatti, riporta informazioni incomplete o obsolete. Questa percentuale varia molto tra un paese e l’altro (solo l’1% di dati inutilizzabili per l’Olanda, quasi il 50% per la Francia. L’Italia mette a segno un dignitoso 84% di dati utili, un po’ meglio della media).

Ho tabellato questi dati dividendo i caricatori in quattro categorie in funzione della potenza: Slow (meno di 10), Rapid (tra 11 e 22), Fast (da 25 a 60) e Ultrafast (oltre 60kW) e ho rapportato questi dati alla superficie ed alla popolazione di ciascun Paese.

Tabella di sintesi con dati OpenCharge

La mia obiezione fondamentale è che mescolare in un unico calderone i caricatori qualunque sia la loro potenza sia un errore metodologico fondamentale: i caricatori infatti vengono utilizzati in modalità molto diverse e complementari tra di loro: quelli a bassa potenza servono a ricaricare le auto di notte, mentre quelli ad alta potenza servono per le ricariche intra-giornaliere nel caso di percorrenze superiori all’autonomia del mezzo. Basti pensare che idealmente in un futuro tutto elettrico ci dovrebbe essere un caricatore lento per ciascuna vettura in circolazione (cioè circa 37 milioni), mentre di quelli veloci ne basteranno circa 125.000, un numero non tanto diverso dalle circa 80.000 pompe (attenzione: non stazioni di servizio !) di benzina.

Ho dunque studiato questi dati per trovare conferma di questa mia convinzione, e sono giunto a queste conclusioni:

  • la quota di caricatori Fast + Ultrafast sul totale non è affatto uniforme: si va dal 2% olandese (dove però sembra mancare all’appello l’intera rete FastNed) al 53% della Norvegia, primo paese al mondo per diffusione di EV, con oltre il 50% di immatricolazioni elettriche sul totale;
  • rapportare il numero dei punti di ricarica alla superficie del Paese non rivela granché: l’Italia si piazzerebbe al secondo posto dietro all’Olanda e molto meglio della Norvegia. I Paesi nordici però sono caratterizzate da enormi aree pochissimo abitate che falsano questa statistica;
  • se invece consideriamo il numero di caricatori in funzione della popolazione, emerge un dato più interessante: l’Italia infatti ha un caricatore ogni 12.000 abitanti, non poi lontano dai 7-10.000 dei paesi nordici (anche se lontanissimo dai 2.000 dell’Olanda;
  • la vera differenza però emerge se rapportiamo alla popolazione il numero di Fast e Ultrafast, dove l’Italia registra un valore di 1 caricatore ogni 180.000 abitanti, quasi il doppio dell’Olanda e della Svizzera (uno ogni 90-100.000), cinque volte la Svezia (uno ogni 39.000) e ben QUATTORDICI VOLTE la Norvegia (che ne ha uno ogni 13.000 abitanti)!

Con i dati EAFO

L’amico Simone Rambaldi suggerisce di usare invece i dati EAFO, che almeno hanno il pregio di essere ufficiali. È un suggerimento di buonsenso che accolgo volentieri, se non altro per fare un confronto

La tabella che ne deriva è completa anche dei dati di Germania e Inghilterra e dunque non è direttamente raffrontabile con quella OpenCharge, almeno nei totali:

Tabella di sintesi con dati EAFO

Mi sembrano comunque valide in linea generale le conclusioni a cui ero giunto prima, ovvero:

  • l’area servita da ogni FCP in Italia è mediamente il triplo di quella servita nell’insieme degli altri Paesi (ma si arriva anche a un multiplo 9 con l’Olanda, che ha almeno un caricatore Slow per kmq !!)
  • il numero di persone servite da un FCP in Italia è più del quadruplo della media, con punte di 30 volte nei confronti dei paesi nordici: in Svezia e in Norvegia c’è un caricatore Fast ogni 2.500 persone, in Italia uno ogni 80,000

In altre parole, non appena il consumatore (in Italia come in Norvegia) inizia ad interessarsi alla mobilità elettrica capisce benissimo che quando viaggia non potrà fermarsi quattro ore a “fare il pieno”, dunque si guarda in giro per capire quanti caricatori ci sono che gli permettano di ripartire dopo aver mangiato un panino: in Norvegia ciò che vede lo rassicura e compra la EV senza patemi d’animo, mentre in Italia giunge alla conclusione che i tempi non sono ancora maturi.

Insomma, l’esperienza degli altri Paesi dimostra che l’infrastruttura PRECEDE (e di parecchio) l’adozione, e che l’Italia ha ancora moltissima strada da fare.


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