L’elefante ferito

Mi sento spesso chiedere come mai si parli tanti di mobilità elettrica. In effetti, OneWedge compila una newsletter settimanale gratuita sull’argomento (potete iscrivervi qui) che raccoglie la mezza dozzina di notizie a nostro giudizio più interessanti della settimana, e talvolta ci tocca scegliere tra oltre 200 articoli!

Scherzosamente abbiamo affermato che – fin’ora – il prodotto di maggior successo della Mobilità Elettrica sono gli eventi e le testate.

Un’attenzione del tutto sproporzionata alla lillipuziana quota di mercato dei veicoli elettrici (*) e infatti non manca chi grida al complotto, alimentato da studi più o meno farlocchi che tentano di dimostrare l’indimostrabile.

I complotti fanno quasi sempre ridere, e questo non fa eccezione, anche perché questa sproporzione ha ragioni molto più prosaiche e del tutto indipendenti dalle raccapriccianti notizie sull’andamento del clima.

In un altro articolo discutemmo l’anno scorso la composizione della catena del valore del settore Automotive e di come cambierebbe in seguito alla transizione alla Mobilità Elettrica.

Infografica costi

Come si vede nel grafico, in Italia mancherebbero all’appello circa 50 miliardi di euro ALL’ANNO, ma la trasformazione è ancor più radicale, ad esempio:

  • i 50+3 miliardi di carburanti tradizionali sono ora incassati dalle compagnie petrolifere (e dallo Stato)(**) mentre i 24 miliardi di carburante elettrico sono incassati da una utility
  • i 38 miliardi spesi per l’acquisto di automezzi vanno oggi prevalentemente su componenti di tipo meccanico: motore, trasmissione, cambio, raffreddamento, scarico e circuiti di lubrificazione vari mentre in futuro saranno indirizzati quasi completamente verso componenti elettriche o elettroniche come motori brushless e batterie
  • la manutenzione – quella pochissima che è ancora necessaria – migra anch’essa da meccanica ad elettrica.

In sostanza la transizione all’elettrico ha il potenziale di stravolgere la maggior parte dell’intero segmento, destabilizzandone la catena del valore ed alterando in modo irreversibile l’equilibrio tra i suoi interpreti: insomma, l’elefante è ferito.

Di norma, nessun predatore va a rompere le scatole agli elefanti: la loro massa li mette al sicuro persino dalla minaccia dei grandi felini che pure non esitano ad attaccare prede molto pià grosse di loro.

Vi sono però eccezioni, un cucciolo che resta isolato, un esemplare ferito o molto anziano può essere abbattuto da cacciatori molto affamati e ben organizzati.

Dunque questo elefante una volta invincibile ma ora vulnerabile può diventare preda di grandi cacciatori: vediamo aziende che fino a ieri producevano elettrodomestici o disegnavano carrozzerie lanciare ambiziosi progetti o start-up (come noi, per esempio) che puntano su velocità e creatività per guadagnarsi il loro angolino al sole. Ovviamente gli elefanti si difendono: sono ancora grossi e forti e l’esito finale è più che incerto, ma il mercato non sarà più quello di prima.

E’ questa la ragione per cui un’azienda come Tesla, catalizzatore del cambiamento non potrà mai fallire, per quanti errori faccia il suo management e per quanti soldi perda, ed è sempre per questo che tutti i mezzi di informazione hanno drizzato le antenne: sono battute di caccia che capitano una sola volta nella vita, e tutti vogliamo il posto in prima fila.


(*) in Italia, le proiezioni dicono che quest’anno si potrebbe arrivare allo 0,3% delle immatricolazioni, 6.000 unità su 2.000.000

(**) abbiamo recentemente trattato il tema della diversa tassazione e degli incentivi in questo articolo.


Una risposta a "L’elefante ferito"

  1. ottimo raffronto tra il mondo animale e quello commerciale !! Dimentichiamo però troppo spesso la parte morale !! o meglio, Perchè un manager di economia digitale si mette a costruire macchine ecologiche ?? perchè gli piacciono ??
    Penso che l’abbinata vincente ” servono e non ci sono” sia per i più la risposta plausibile . in realtà vi sono anche aspetti morali sul comportamento indiscriminato di alcune lobby che richiedono da parte di molti facoltosi capaci naturalisti ad una conversione morale di etica ambientale. Figure a volte anche emblematiche ma di sicuro ( almeno da parte mia ) di un ammirato rispetto !!

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