Buoni propositi per il 2018

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OneWedge compie un anno, il primo, il più difficile, il più faticoso: ci siamo guadagnati il diritto a parlare un po’ di “massimi sistemi”, a partire dalla provocazione di un amico neurologo di fronte al fervore evangelico (lui dice anfetaminico) con cui gli celebravo i magnifici e progressivi destini della Mobilità Elettrica in occasione del brindisi di inizio anno:

“Ma in che casino ti sei andato a cacciare?”

Una domanda ancor più profonda di quello che sembra, per rispondere adeguatamente alla quale ho dovuto riflettere per parecchio tempo.

L’introduzione delle due tecnologie gemelle (mobilità elettrica e autonoma) stravolge un comparto immenso composto da sottoinsiemi appartenenti a segmenti industriali lontanissimi tra loro e che ho provato a quantificare per il mercato italiano:

  • VENDITE AUTO – scrivo queste parole mentre attendo i dati delle immatricolazioni di dicembre, ma i primi 11 mesi dell’anno ci hanno indicato le EV in crescita del 50% rispetto al 2016. Paradossalmente i 36 miliardi di spesa annuale varieranno complessivamente molto poco in valore, visto che in sostanza sono determinati dal reddito disponibile del consumatore italiano che si muoverà essenzialmente con la congiuntura economica. Cambieranno forse le quote di mercato, favorendo chi sarà più veloce ad introdurre sul mercato nuovi modelli, ma visto che le EV sono lontane dalla marginalità delle termiche anche questo potrebbe essere considerato un’arma a doppio taglio.
  • VENDITE CARBURANTI – 100 km percorsi in termico costano 100 km : 15 km/litro * 1,5 €/lt. = 10 euro, percorsi in elettrico costano 100 km : 6 km/kWh * 0,30 €/kWh = 5 €/lt. ovvero la metà [NOTA: il prezzo al kWh è mediato tra prezzo della ricarica domestica e prezzo al caricatore]. Visto che in Italia si spendono 55 miliardi di euro all’anno per l’acquisto di carburanti, l’impatto potrebbe essere superiore ai 25 miliardi. Soprattutto, non è affatto detto che i fornitori restino gli stessi.
  • MANUTENZIONI – le Case ci hanno detto che il costo della manutenzione di una EV è compreso tra la metà e un terzo di una equivalente termica; le statistiche dicono che si spendono circa 560 euro per ogni 10.000 km percorsi, e che gli italiani percorrono circa 11.000 km/anno. Il parco circolante di 37 milioni di autoveicoli dunque costa circa 23 miliardi di euro che potrebbero ridursi di un ammontare compreso tra 11 e 17 miliardi all’anno.
  • ASSICURAZIONI – la spesa media in Italia è pari a €575 / anno.  Difficilissimo valutare di quanto potrà scendere questa spesa di 21 miliardi in un futuro di mezzi a guida autonoma che non si distraggono, non si addormentano, non si ubriacano, non usano il cellulare mentre guidano,  adeguano la condotta di guida alle condizioni del fondo stradale e non fanno corse pazze o sorpassi azzardati: un terzo? la metà? due terzi?
  • SANITÀ – qualche mese fa stimai in 75 miliardi all’anno la minore spesa sanitaria legata alla diminuzione delle patologie da inquinamento provocate dalla mobilità e non ho alcuna ragione per mettere in discussione oggi quella stima.

La scala dei tempi

Come ho già avuto modo di dire, nessuno sa quale sarà la velocità di adozione della mobilità elettrica.  È ragionevole immaginare che la curva avrà la forma di una sigmoide, ma quali siano i parametri che la descrivono è terreno di pura speculazione, dove ciascuno può proporre la sua scommessa, come pure ho fatto io.

Possiamo definire una durata minima, questo sì: visto che in Italia si vendono in una anno buono poco meno di 2 milioni di vetture, se da domani si vendessero solo elettriche ci metteremmo 37 : 2 = 18,5 anni a sostituire l’intero parco. Dato che siamo molto lontani dal poter immaginare solo vendite elettriche azzarderei che trent’anni per arrivare alla maggioranza del parco elettrica siano ragionevoli.

Verso una nuova Rivoluzione Industriale?

Stiamo perciò parlando di una trasformazione che potrebbe impattare €200 miliardi all’anno, ovvero circa il 13% del prodotto interno lordo del Paese. Proiettato su scala mondiale usando l’Italia come campione (2% del PIL mondiale) si arriva a un impatto di oltre 11.000 miliardi di euro, un numero che facciamo fatica a visualizzare.

Per provarci consideriamo che tutti gli eserciti e le armi del mondo costano ogni anno circa 1.400 miliardi di euro – dunque circa 8 volte la spesa militare globale.

Nei 6 anni della sua durata, la Seconda Guerra Mondiale costò al mondo circa 9.400 miliardi di euro, ovvero 1.600 miliardi all’anno – dunque circa 7 volte il costo della Seconda Guerra Mondiale.

La Grande Depressione ridusse il PIL mondiale di circa il 15% tra il 1929 e il 1932 – dunque circa 2,8 volte l’impatto economico della Grande Depressione.

treno elettrico.jpg

Il treno più grande che si sia mai visto sta partendo per il viaggio più lungo che sia mai stato fatto e dovrei rimanere a casa ?

Non. Scherziamo !


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